Il dentino di un bimbo che ci parla di un passato non molto diverso dal nostro presente!

In un passato molto, molto lontano le esigenze primarie erano cacciare, mangiare e soprattutto .. rimanere vivi!

E’ quello che è accaduto anche all’Homo Aeserniensis, letteralmente “Uomo di Isernia”, i cui primi ritrovamenti sono avvenuti casualmente nel 1979 durante i lavori per la superstrada Napoli-Vasto. Il nome stesso attribuitogli è entrato di diritto nella storia della Paleontologia, come segno di una tappa importante nella continua ricerca delle origini dell’umanità. Un milione di anni or sono, infatti, l’Homo Aeserniensis ha dato attuazione al primo uso del fuoco, al primo conglomerato abitativo-sociale, alla prima forma di bonifica, al primo impiego di tecnica coloristica a fini estetici. 

Eh, già perchè l’essere umano tutte queste cose ce le ha già dentro, non conta l’epoca storica. Pensando ai giorni nostri ove la tecnologia riesce a far tutto, tranne che pensare! Fortunatamente!!!

L’importanza storica del ultimo ritrovamento archeologico in Molise (Italia) è racchiusa nella grandezza simile ad una nocciolina: cinque millimetri. Si tratta infatti di un dente incisivo che madre Natura ha protetto per farlo giungere fino a noi.

Apparteneva ad un bambino ed è stato rinvenuto ad Isernia in località La Pineta.

Gli scavi erano in corso da più di quaranta anni dai professionisti della sezione Scienze Preistoriche e Antropologiche dell’Università di Ferrara (Italia) in stretta collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise.

Il dentino di un bimbo che ci parla dal passato

(fonte foto: web)

In base alle sue caratteristiche, dimensioni e colore viene attribuito all’ Homo Heidelbergensis, vissuto 600 mila anni fa. Parliamo, nello specifico dell’antenato dell’Uomo di Neanderthal che si diffonde successivamente in tutta Europa e che scompare in seguito alla diffusione dell’Homo Sapiens, in pratica dell’Uomo anatomicamente moderno.

Questo incisivo superiore sinistro, è più precisamente un dente da latte appartenuto ad un bimbo deceduto a 5 o 6 anni e appartenuto alla popolazione che ben 600.000 anni fa ha vissuto nel nostro territorio.

L’Homo heidelgergensis viveva in comunità nella zona di Isernia e possedeva straordinarie capacità di adattamanto: l’ambiente apparentemente, infatti era inospitale. Sapeva lavorare le ossa di animali e la pietra principalmente per produrre strumenti per cacciare.

Dai rinvenimenti di fossili si notano segni evidenti di macellazione di animali, procurate appunto dagli strumenti da lui costruiti. Le ossa degli animali appena spolpati venivano poi buttati nel fiume e, dopo strati e strati di fango sono giunti fino a noi (1978).

Nel 2014, quando è stato ritrovato il dentino, primo resto umano appartenente a un bambino, l’Unesco lo ha riconosciuto come sito di importanza europea assegnandogli lo Scudo Blu Internazionale, garantendo così la sua tutela in caso di conflitti armati o calamità naturali.

La scoperta è straordinaria ed unica, perché ha caratteristiche che non si ritrovano in altri ritrovamenti condotti in tutta Europa. Dai reperti esistenti, infatti, è molto diverso perché più gracile e meno bombato. Rappresenta quindi il resto umano più antico d’Italia. Si può capire, quindi cosa mangiava e chissachè non vengano fuori altri reperti, nella stessa area, che ci possano far capire come vivevano il quotidiano, con quali pelli vestivano i bimbi. Immaginando una madre nell’atto di  coccolare il suo piccolo tra le braccia, è inevitabile la sensazione di tenerezza!

Il dentino di un bimbo che ci parla dal passato.

(fonte foto: web)

A ridosso del sito del rinvenimento del dentino sorge il Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia. Visitarlo è vero un tuffo del trapassato lontano lontano, ma che parla del territorio isernino dove il nostro antenato ha vissuto e cacciato più di 600 mila anni fa. Ci sono, inoltre, oggetti esposti e catalogati per periodo di uso quotidiano e le ricostruzioni delle capanne dove vivevano.

Il dentino di un bimbo che ci parla dal passato. .jpg

C’è poi la sede distaccata del polo museale La Pineta non distante da la: si tratta di Santa Maria delle Monache nel centro storico di Isernia.

Ad oggi gli scavi del paleosuolo continuano e nella sede della Pineta è possibile vederne l’area interessata durante la visita al museo.

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