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Troppe emozioni basse generano mostri: l’invidia

Graficamente capita di vederla rappresentata con le tonalità del verde tendente all’acido!

L’invidia.

Essa viene generalmente definita un sentimento, più che un’emozione.

Mah… noi è di emozioni che vogliamo parlare!

La differenza principale è la seguente:

  • Le emozioni sono reazioni immediate, brevi e spesso istintive: paura, gioia, rabbia, tristezza, calma
  • I sentimenti sono più complessi, durano nel tempo e coinvolgono pensieri, confronti, interpretazioni e memoria.

Tra le emozioni secondarie è presente l’invidia. Nel fare la mia ricerca sull’invidia ho scoperto e constatato che nasce dal confronto con gli altri e da un mix di bagaglio personale di esperienze.

L’invidia nella maggior parte dei casi è generata da:

  • mancanza di confronto con gli altri,
  • desiderio (insano) di qualcosa che non si possiede,
  • percezione di ingiustizia o inferiorità,
  • mancanza di cultura personale.

Quindi, contiene emozioni diverse tendenti alla “negatività” (tristezza, rabbia, frustrazione, desiderio), ma nel suo insieme diventa un qualcosa di complesso.

In psicologia alcuni autori la chiamano anche “emozione sociale”, perché dipende dalla relazione con gli altri. Appunto.

 

Nel vernacolo locale della mia città, Isernia (Molise-Italy) si dice di una persona invidiosa Quirə… è nu povərə amməriusə! (Tradotto letteralmente è “quella persona è un povero invidioso, non ti ci avvicinare perché potrebbe contagiarti”: anche nell’espressione di saggezza popolare si accentua la povertà d’animo di chi cede all’invidia!) 😅

Un approfondimento corredato da immagini molto efficaci lo fatto il nostro amico blogger Luca Muzi qui.

Interessante e decisiva è la distinzione tra:

  • invidia negativa/distruttiva → “vorrei che l’altro perdesse ciò che ha”;
  • invidia positiva/ammirativa → “vorrei riuscire anch’io ad arrivare lì”.
(immagine generata da Ai)

Quest’ultima può persino trasformarsi in motivazione: questo però credo fermamente che dipenda anche dall’ambiente famigliare in cui siamo cresciuti 🤓!

Per questo bisogna aiutare sempre i più piccoli a fare “ordine” nelle proprie emozioni.

Insegnare loro a riconoscerle.

In famiglia. Con la pazienza dell’ascolto.

A scuola. Con la sensibilità nel descrivere le emozioni e farne un laboratorio ogni volta che è possibile.

Nella società in quanto adulti responsabili presenti al momento.

Repetita iuvant.

Loro, i bambini ne giovano come quando innaffiamo una piantina al ritorno da una settimana di vacanza!

Il risultato che si avrà sarà una alta probabilità di adulti più sicuri di sé con coscienza nel distinguere e riconoscere il sentimento l’invidia.

🇬🇧 Too many base emotions generate monsters: envy

Envy is generally defined as a feeling, rather than an emotion.
The main difference is this:
Emotions are immediate, brief, and often instinctive reactions: fear, joy, anger, sadness, calm.
Feelings are more complex, lasting over time, and involving thoughts, comparisons, interpretations, and memory.
Among the secondary emotions is envy. In my research on envy, I discovered that it arises from comparison with others and a combination of personal experiences.
Envy is most often generated by:
lack of comparison with others,
an (unhealthy) desire for something one doesn’t possess,
perception of injustice or inferiority,
lack of personal culture,

Therefore, it contains different emotions (sadness, anger, frustration, desire), but taken together it becomes something complex.

In psychology, some authors also call it a “social emotion” because it depends on relationships with others. Exactly.
In the local vernacular of my city, Isernia (Molise, Italy), we say of an envious person, “Quirə… è nu povərə amməriusə!” (Literally translated, “that person is a poor envious person, don’t get close to them because they might infect you”: even this expression of popular wisdom emphasizes the poverty of spirit of those who give in to envy!)

Our blogger friend Luca Muzi has provided an in-depth analysis, accompanied by very effective images, here.

Also interesting is the distinction between:

destructive envy → “I wish the other person would lose what they have”;

positive/admiring envy → “I wish I could get there too.”

The latter can even turn into motivation: however, I firmly believe this also depends on the family environment in which we grew up 🤓!

This is why we must always help the little ones to sort out their emotions.

Teach them to recognize them.

In the family. With the patience to listen.

At school. With the sensitivity to describe emotions and make them a laboratory whenever possible.

In society, as responsible adults present in the moment.

Repetition helps.

Children benefit from this like watering a plant after a week’s vacation!

The result will be a higher probability of more self-confident adults, with the ability to distinguish and recognize the feeling of envy.

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