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CARTOLINE da Isernia 5

Passeggiando per corso Marcelli a Isernia, in direzione capaballə (verso sud), non tutti la notano. 

Anche la mia amica, che abita lì vicino da alcuni anni, non l’aveva vista mai! 

(Lapide presso la statua, Isernia, 2003).

Si presenta come una figura austera e al tempo stesso accogliente: la statua di Santa Brigida di Svezia. Non è un caso che proprio qui, in questa “terra antichissima ancor prima degli albori della civiltà europea” – come ricorda la lapide posta ai suoi piedi – i Cavalieri Brigigiani abbiano deciso di celebrare i settecento anni dalla nascita della santa

(S. Brigida immaginata a passeggio per la città di Isernia nel medioevo, generata da A.I.)

vissuta nel XIV: una delle figure più luminose della spiritualità medievale. Fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore in Svezia, presso il monastero di Vadstena (contea di Östergötland). Mistica, consigliera di re e ponte tra popoli lontani (fonte: Treccani, s.v. Brigida di Svezia).

Un richiamo templare

Osservando la statua, non sfugge la croce a otto punte rappresentata sul grande libro che stringe sul petto. È un simbolo che parla immediatamente di cavalleria, di crociati, di pellegrinaggi e di fede vissuta come cammino. Non si tratta di un legame diretto con i Templari storici – il loro ordine era già stato sciolto quando Brigida muoveva i suoi passi – ma piuttosto di una continuità ideale e simbolica: la stessa tensione verso un’Europa unita da valori cristiani, la stessa ricerca di una fede incarnata nella vita quotidiana (Wikipedia, Ordine militare del Santissimo Salvatore di Santa Brigida di Svezia).

Ai piedi della statua il nome della santa riportato in latino.

Perché a Isernia?

La scelta non è casuale. Isernia, città di pietra e di passaggi, ha sempre vissuto come crocevia di civiltà: sanniti, romani, longobardi, normanni, fino ai cavalieri medievali che percorrevano i tratturi verso il Sud o i sentieri che conducevano a Roma. Collocare qui Santa Brigida significa radicare il suo messaggio in una terra che conosce bene l’incontro e la mescolanza, ma anche la resistenza e la custodia delle radici.

Un ponte dal Nord al Mediterraneo

Così la statua di Isernia non è solo un ricordo devozionale, ma diventa ponte culturale e spirituale: da una parte la Svezia medievale, con le sue foreste e i suoi re, dall’altra il Molise, con le sue montagne e le sue comunità antiche.

Santa Brigida, oggi patrona d’Europa, a Isernia sembra ricordarci che le radici del continente non stanno solo nei palazzi del potere, ma nelle pietre delle città minori, nei giardini silenziosi, nei segni che legano passato e presente” (Giovanni Paolo II, 1999).

POSTCARD from Isernia 5

Tucked away in the southern part of Isernia lies a statue that many pass by without noticing: Saint Bridget of Sweden. Even some locals confess they had never seen her!

Set in this “land older than the dawn of European civilization,” as the plaque at its base recalls, the statue was placed in 2003 by the Brigidine Knights to mark the 700th anniversary of the saint’s birth.

Bridget, mystic and founder of the Order of the Most Holy Savior in Vadstena, Sweden, carried her vision of faith as a journey—uniting distant peoples and inspiring kings. The eight-pointed cross carved on the book she holds recalls medieval knighthood and crusader spirituality.

Why here? Because Isernia itself has always been a crossroads of cultures: Samnites, Romans, Normans, and pilgrims on their way to Rome all left traces in its stones.

Today, the statue becomes a bridge from North to Mediterranean. In the silence of a small Molise town, Saint Bridget reminds us that Europe’s roots lie not only in palaces of power, but also in humble streets and quiet gardens where past and present still meet.

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