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La tecnologia in aiuto anche al “dialetto”

Stamattina ho letto un post che parla del bellissimo museo del Paleolitico della mia città, Isernia nel verde Molise a centro-sud del Belpaese.

L’autore del post, su un noto social, ha “scritto bene, ma razzolato male” (come si suol dire!) perché dopo una bellissima descrizione del museo ha mal pensato di testare l’intelligenza artificiale chiedendole di creare un’immagine che descrivesse il museo di Isernia. Pessima idea.

È venuta fuori una cosa indescrivibile..

Beh, potete solo immaginare i commenti contrastanti di chi conosce bene quel museo e anche di chi lo ha visitato almeno una volta… senza indugi mi sono messa in difesa della bellezza reale del (nostro) museo!

Di certo il futuro ci riserva cose belle riguardo la tecnologia mixata alla creatività umana sempre in evoluzione: di questi giorni è la notizia dell’approvazione della legge che tutela l’uso della A.I. come è giusto che sia.

Facendo un tuffo nel passato, invece, scopriamo che anche la fantasia (senza tecnologia) è sempre appartenuta alla mente umana in vari campi, a partire dal dare nomi simpatici agli animali selvatici o di loro natura schivi: ne è l’esempio il PIPISTELLO, che già di suo fa venire in mente leggende a tema di lontani vampiri e, senza dubbio, racconti di streghe locali 🙂

Sempre sui social, luogo ormai di incontro virtuale , è avvenuto ciò che sto per raccontarvi.

Una cosa simpatica.. tranquilli!

Ho scoperto dell’esistenza di una pagina social creata ad hoc per scrivere e condividere nel dialetto di provenienza il nome un oggetto, un modo di dire o semplicemente un saluto.

Leggevo, leggevo.. fino a che mi è venuta la curiosità nella curiosità!

Non ricordavo come si chiamasse il topo volante nello slang locale della mia città… così ho scritto su quella pagina allo scopo di ricevere aiuto alla memoria! 😅

È stato davvero simpatico leggere l’interazione e lo spirito di leggerezza con cui ci siamo commentati a vicenda i diversi nomi di questo animaletto. C’è chi ha attinto dai ricordi d’infanzia, chi da un dizionario italiano-dialetto della sua zona, che ha la fortuna di trovarsi in libreria, e chi, addirittura, ha spiegato l’origine della parola composta.

Ma che bello! Questa si che è la tecnologia che “unisce” le persone

Questa interazione mi ha fatto venire una piccola idea a contributo e tributo alle persone che hanno interagito e condiviso con me la loro idea di pipistrello!

Ho disegnato con il programma di grafica questa immagine a forma di raggi di sole che parte da un pipistrellino confuso al centro: paradossale vero?! No, affatto!

La motivazione della scelta della simbologia del sole è la seguente: parlare il proprio dialetto è, in fondo, far venir fuori quel bagliore antico che è la parte di NOI che rischia di impolverarsi e farci dimenticare chi siamo..

Dunque, continuiamo a lasciar le nostre tracce di luce.. la dove ci è concesso!

Mariateresa Altieri

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